Può esserci qualcosa di stimolante in ciò che non riteniamo importante?
Può l’occhio umano davvero cogliere tutto ciò che lo circonda?
E siamo certi che le cose interessanti siano sempre e solo quelle che tutti riescono a vedere?
Tendiamo a usare la parola niente per definire tutto ciò che consideriamo irrilevante: una semplice passeggiata, il ritorno al lavoro, la spesa quotidiana, o l’uscita domenicale con la famiglia solo perché “bisogna staccare”. Il giorno dopo, però, tutto ricomincia, e la stessa routine si ripete per altri cinque o sei giorni, e così via.
Eppure, cosa accadrebbe se provassimo a trasformare quel “niente” nel nostro “tutto”?
Forse, prestando maggiore attenzione a ciò che ci circonda, riusciremmo a interpretare il quotidiano in modo diverso. Potrebbe capitarci di incontrare un sacerdote che porta tra le braccia una statua del Bambino Gesù e chiederci cosa lo abbia spinto a scegliere un’opera di gesso piuttosto che la possibilità di diventare padre.
Potremmo contemplare un panorama meraviglioso, accorgerci che è artificiale e, allo stesso tempo, riconoscere che esiste davvero.
Potremmo guardare i nostri figli e renderci conto che il tempo che un giorno desidereremo riavere per trascorrere più momenti insieme è, in realtà, proprio quello che stiamo vivendo ora.
Tutto questo per dire che le cose accadono ovunque. E se non riusciamo a vederle, è solo perché le cerchiamo con gli occhi, invece che con ciò che portiamo dentro.










