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SEMIPALATINSK – IL CRIMINE DEI TEST NUCLEARI – Pierpaolo Mittica

Oggi una delle problematiche più spaventose nel nostro mondo sono le armi nucleari. La minaccia di ulteriori test atomici tocca tutti noi, ogni giorno. Diversi paesi sono sul punto di acquisire la tecnologia delle armi nucleari e molti Stati ne minacciano l’utilizzo.

La guerra fredda tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti iniziò subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, intorno al 1947, e terminò di fatto con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Furono anni che segnarono indelebilmente il mondo intero. In questo periodo le due superpotenze, per superarsi a vicenda, svilupparono le armi atomiche. Ma lo sviluppo delle armi atomiche portò con sé un’eredità terribile e spaventosa: il poligono di tiro di Semipalatinsk, in Kazakistan, dove dal 1949 al 1989 furono esplose 456 testate nucleari. Il 29 agosto 1991 il poligono di Semipalatinsk venne definitivamente chiuso.

Che cosa rimane dopo la chiusura del poligono a distanza di 34 anni? 18 mila km2 di terra altamente contaminata e inutilizzabile per più di 200 mila anni. Ma non è solo la terra a soffrire le conseguenze di questo crimine, ma soprattutto la popolazione. Infatti l’impatto delle radiazioni sulla popolazione delle aree abitate vicine al poligono fu tenuto nascosto per diversi decenni dalle autorità sovietiche. Il fallout nucleare degli esperimenti colpì quasi due milioni di persone. Decine di villaggi come Znamenka, Sarzhal e Kaynar, che si trovano praticamente al confine del poligono di tiro, non furono mai evacuati e la popolazione convive ancora oggi con le conseguenze della contaminazione. Ma anche città più grandi come Kurchatov e soprattutto Semey, con i suoi 320 mila abitanti, situata a soli 100 chilometri dal poligono, furono sistematicamente colpite dai venti radioattivi.

Quello che è accaduto nel poligono di Semipalatinsk è uno dei più grandi crimini pianificati contro l’umanità. La popolazione locale fu usata appositamente come cavie da laboratorio per capire le conseguenze delle radiazioni sulle persone. Solo dopo la caduta dell’Unione Sovietica si seppe la verità. Diversi studi in tutti questi anni hanno evidenziato un incremento enorme dei tumori e di altre numerose patologie, legate alle radiazioni, nella popolazione locale.

Ma il problema più grande è solo all’inizio, e sono le malformazioni genetiche che stanno aumentando in modo esponenziale tra le nuove generazioni, nei figli dei testimoni della Guerra Fredda. Nell’Istituto di Anatomia Patologica di Semey è stato creato una sorta di piccolo museo degli orrori, una fredda stanza bianca che raccoglie decine e decine di vasi con feti malformati dalle radiazioni. Questi feti sono esposti come memoria dei danni causati dalle radiazioni, una memoria presente per le generazioni future, poiché questa eredità di danni genetici continuerà nelle nuove generazioni per migliaia di anni. Oggi la vita della popolazione locale va avanti, lottando con l’eredità della guerra fredda e le sue tremende conseguenze che dureranno per millenni.

CHERNOBYL – 40 ANNI DOPO – Pierpaolo Mittica

Il 26 aprile 1986, alle 1:23 del mattino, il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl esplose. Fu la peggiore catastrofe tecnologica dell’era moderna, che cambiò la vita di milioni di persone. L’esplosione rilasciò nell’aria tonnellate di polvere radioattiva, che contaminò entrambi gli emisferi del nostro pianeta. Quasi tutta l’Europa fu colpita e 65 milioni di persone furono contaminate. Le aree più contaminate, che coprono 260 mila chilometri quadrati di territorio (quasi quanto l’Italia), torneranno a livelli normali di radioattività tra circa duecentomila anni. Il costo economico di questa catastrofe è stimato, in un trentennio, in migliaia di miliardi di dollari.

Dopo l’incidente nucleare di Chernobyl, fu creata una zona di esclusione di 30 chilometri di raggio intorno alla centrale nucleare. 116.000 persone furono evacuate e persero le loro case, i loro beni, il loro lavoro, insieme ai loro legami economici, sociali e familiari. Decine di villaggi furono sepolti per sempre. Ma la zona, che avrebbe dovuto essere una zona morta, alla fine non lo è mai stata. All’interno della zona c’è vita e migliaia di persone attraversano ogni giorno il confine delle radiazioni. Oggi 4.000 persone vivono nella città di Chernobyl. Si tratta del personale militare e di polizia che controlla la zona, degli operatori dei reattori che non sono ancora stati dismessi, del personale della città di servizio di Chernobyl e degli anziani che non hanno mai voluto lasciare le proprie case.

Il 24 febbraio 2022, la Russia invade l’Ucraina, iniziando la sua occupazione proprio dalla zona di esclusione di Chernobyl. L’area fu occupata dalle forze russe e completamente isolata dal resto del mondo. Per più di un mese la centrale nucleare di Chernobyl rimase nelle mani dei russi, fino al 31 marzo, quando le truppe russe iniziarono il ritiro. La vita della comunità di Chernobyl è cambiata radicalmente, i russi hanno lasciato dietro di sé devastazione e morte.

Oggi, con la guerra, la situazione è ancora più difficile per la popolazione locale. Oltre al problema delle radiazioni e della guerra, la popolazione deve affrontare anche il problema della mancanza di risorse. Già prima della guerra il sistema sanitario ucraino versava in condizioni difficili, oggi mancano le risorse per curare adeguatamente chi soffre delle conseguenze di Chernobyl.

Attualmente nove milioni di persone in Bielorussia, Ucraina e Russia occidentale continuano a vivere in zone con livelli molto elevati di radioattività, consumando cibo e acqua contaminati. L’ottanta per cento della popolazione di queste terre soffre di varie patologie. Dopo il disastro di Chernobyl, nelle zone contaminate si è registrato un enorme aumento dei tumori, delle malformazioni e di varie patologie legate alle radiazioni. E ci saranno ancora altri effetti sulle donne che al momento del disastro avevano meno di sei anni e che ora stanno iniziando ad avere figli. Solo ora inizieremo a comprendere gli effetti delle mutazioni genetiche sulle generazioni future.

Oggi la vita della popolazione locale va avanti, tra la guerra e le conseguenze dell’incidente di Chernobyl che perdurano ancora oggi e per i prossimi millenni. Chernobyl, dopo 40 anni, è solo all’inizio della sua storia.

A PROPOSITO DI NIENTE – Davide Pitetti

Può esserci qualcosa di stimolante in ciò che non riteniamo importante?
Può l’occhio umano davvero cogliere tutto ciò che lo circonda?
E siamo certi che le cose interessanti siano sempre e solo quelle che tutti riescono a vedere?

Tendiamo a usare la parola niente per definire tutto ciò che consideriamo irrilevante: una semplice passeggiata, il ritorno al lavoro, la spesa quotidiana, o l’uscita domenicale con la famiglia solo perché “bisogna staccare”. Il giorno dopo, però, tutto ricomincia, e la stessa routine si ripete per altri cinque o sei giorni, e così via.

Eppure, cosa accadrebbe se provassimo a trasformare quel “niente” nel nostro “tutto”?
Forse, prestando maggiore attenzione a ciò che ci circonda, riusciremmo a interpretare il quotidiano in modo diverso. Potrebbe capitarci di incontrare un sacerdote che porta tra le braccia una statua del Bambino Gesù e chiederci cosa lo abbia spinto a scegliere un’opera di gesso piuttosto che la possibilità di diventare padre.
Potremmo contemplare un panorama meraviglioso, accorgerci che è artificiale e, allo stesso tempo, riconoscere che esiste davvero.
Potremmo guardare i nostri figli e renderci conto che il tempo che un giorno desidereremo riavere per trascorrere più momenti insieme è, in realtà, proprio quello che stiamo vivendo ora.

Tutto questo per dire che le cose accadono ovunque. E se non riusciamo a vederle, è solo perché le cerchiamo con gli occhi, invece che con ciò che portiamo dentro.

FOTOGRAFIA E RITO: IL GESTO, IL CORPO, L’IMMAGINE con Giulia Gatti

Il workshop è aperto a chiunque sia interessato a conoscere o approfondire aspetti legati al linguaggio della fotografia di strada e ai possibili approcci con cui raccontare il quotidiano, dal rapporto con i soggetti fotografati alla composizione.
È prevista una sessione sia teorica che pratica, seguita da una revisione delle foto realizzate dai partecipanti, comprensiva di nozioni di post-produzione.

PIENA DI GRAZIA – Ilaria Sagaria

Tra mitologia, arte e fotografia, Ilaria Sagaria restituisce un immaginario complesso e stratificato, denso di simboli culturali, di rimandi artistici e di echi della psiche, esplorando lo sfaccettato universo – interiore ed esteriore – del femminino.
Le immagini narrano di fiabe mitologiche, di ritmi ancestrali, della carnalità dei corpi che si svelano allo sguardo e della gestualità che porta con sé significati profondi. Condannato alla grazia, emblema dell’inconciliabilità tra visione idealizzata e visione terrena, il corpo femminile mostra in queste immagini il suo dualismo tra estasi e tormento.
Con un sapiente uso della luce e del colore, l’artista fonde a tratti pittura e fotografia, facendole dialogare in un continuum, servendosi di dettagli e simboli che attraversano la storia dell’arte: la melagrana e i pesci rossi, simboli di fertilità, la mano di una venere il cui pacato gesto allude alla pudicizia, fino ad arrivare a immagini provenienti da archivi storici e museali, come il documento del processo alla strega Matteuccia da Todi, tra le prime donne in Europa a essere processate per stregoneria.

Si conia così un’originale attualizzazione della bellezza al femminile, proiettandola in un presente fatto di buio e luce che ancora conserva in sé l’eredità della classicità e di oscuri archetipi, in cui frammenti di un corpo in definizione si ricompongono in un ritratto collettivo, prima ancora che individuale.

IN PHOTO VERITAS – L’Autrice si racconta, con Giulia Gatti

In occasione della Festa della Donna, sabato 8 marzo, dalle ore 19:00 alle ore 21:00, presso Casa della Rampa (Via Arco Valaresso, 32, Padova), si terrà il nuovo appuntamento di “In Photo Veritas – aperitivo fotografico con l’autore”, il ciclo di talk fotografici organizzato da VisionArt22 all’interno del format Effe22.

Ospite della serata sarà Giulia Gatti, che accompagnerà il pubblico alla scoperta del suo linguaggio fotografico, in un viaggio attraverso i suoi scatti e i suoi progetti più significativi.
Ad introdurre l’autrice, Federico Piva, direttore artistico di Effe22.
Al termine dell’incontro saranno offerti un calice di vino e cicchetti ai partecipanti, per un momento conviviale di condivisione e confronto, che sottolinei come l’importante, secolare legame tra parola e vino, tra cultura e nutrimento, sia arricchito dalle immagini potenti della fotografia e dal racconto della ricerca del proprio modo di intenderla da parte della stessa autrice…