Dal 13 settembre al 18 ottobre 2026, Sala Lidia Kobal, Porta Portello
Project Location: Istmo di Tehuantepec, Oaxaca, sud del Messico.
Inaugurazione: Domenica 13 settembre, ore 18:30, alla presenza dell’autrice
Giorni e orari di apertura:
Mercoledì: h10-14; 15-18
Giovedì: h10-14; 15-18
Domenica, solo su richiesta, da inoltrarsi via mail o telefonicamente con almeno 3 giorni di anticipo: h10-14
Ingresso libero
“Corazonada è intuizione, quella cosa che esiste prima del sentimento, l’azione e l’effetto che ha sul cuore”.
Corazonada è il progetto di Giulia Gatti, nato durante i mesi che l’autrice ha trascorso nell’istmo di Tehuantepec a Oaxaca, sud del Messico. Una terra che è stata oggetto di numerosi racconti e raffigurazioni, da parte di viaggiatori, studiosi e artisti, spinti a scoprire una società conosciuta come “matriarcale”. Lì Gatti ha avuto modo di approfondire la conoscenza con alcune donne del posto che le hanno mostrato il vero volto della loro vita, dietro la finzione della rappresentazione.
Donne che da lei sono state ritratte e con le quali ha instaurato una collaborazione attiva per dare vita a un progetto che mira a decostruire, a ogni scatto, la narrazione tradizionale, patriarcale e coloniale della donna. E dunque le donne protagoniste delle sue immagini sono parte attiva dei ritratti, mettono in scena, usando i loro corpi e i loro movimenti, nuove versioni di un canone che è stato loro imposto dall’altrui sguardo, sovvertendo la tradizione e diventando cantore di un nuovo sistema di potere.
Il gioco, la danza, l’erotismo, la magia, la caccia e lo sguardo femminile sono protagoniste indiscusse di questo lavoro che ci pone come spettatori mai completamente passivi e mai al sicuro da quegli sguardi – i nostri e i loro – taglienti come lame e letali come colpi di carabina.
Quello che fa Giulia Gatti è danzare e giocare con il canone, prendendo spazio per il suo sguardo e lasciandone altro alle sue protagoniste. Un po’ streghe e un po’ maghe, bambine cresciute in un tempo e un luogo che sembrano sospesi e mai completamente loro; donne che cercano e perseguono il desiderio di indipendenza e potenza. “Sentire il sangue tra le gambe e con un ghigno fare “bu” diventare mostri e Dee”.
Giulia Gatti
Giulia Gatti (Fabriano, 1995) è una fotografa e artista visiva. La sua pratica si sviluppa all’intersezione tra fotografia, corpo e scrittura, indagando l’identità femminile, la memoria e le tradizioni culturali attraverso una ricerca centrata sul gesto e sulla dimensione performativa dell’immagine, influenzata da un background nella danza contemporanea.
Dopo la formazione presso il New Institute of Design (NID) di Perugia, il suo lavoro ottiene importanti riconoscimenti: vince il primo premio Portfolio Italia (FIAF) nel 2019 e, nel 2020, il Premio Marco Pesaresi per la fotografia contemporanea con il progetto “Su mia madre tira vento”.
La sua ricerca si distingue per un approccio immersivo e relazionale, sviluppato attraverso lunghi periodi di permanenza in America Latina. Qui porta avanti progetti a lungo termine e conduce workshop fotografici itineranti, incentrati sulla rappresentazione del femminile, sul territorio e sui processi di trasmissione culturale.
Nel 2023 il suo lavoro nel sud del Messico è protagonista di una puntata della serie Le Fotografe su Sky Arte. Nel 2025 viene selezionata tra le finaliste di PhotoVogue Women by Women, esponendo presso la Biblioteca Braidense di Milano. Nel 2026 viene inserita in FUTURES Photography, piattaforma europea dedicata ai talenti emergenti, selezionata da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.”

