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	<title>Mostre 2025 Archivi - Effe22</title>
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	<title>Mostre 2025 Archivi - Effe22</title>
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	<item>
		<title>SEMIPALATINSK &#8211; IL CRIMINE DEI TEST NUCLEARI &#8211; Pierpaolo Mittica</title>
		<link>https://effe22.com/2025/10/30/semipalatinsk-crimine-test-nucleari-pierpaolo-mittica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[EffeAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 08:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mostre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre Passate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi una delle problematiche più spaventose nel nostro mondo sono le armi nucleari. La minaccia di ulteriori test atomici tocca tutti noi, ogni giorno. Diversi paesi sono sul punto di acquisire la tecnologia delle armi nucleari e molti Stati ne minacciano l’utilizzo. </p>
<p>La guerra fredda tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti iniziò subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, intorno al 1947, e terminò di fatto con la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991. Furono anni che segnarono indelebilmente il mondo intero. In questo periodo le due superpotenze, per superarsi a vicenda, svilupparono le armi atomiche. Ma lo sviluppo delle armi atomiche portò con sé un'eredità terribile e spaventosa: il poligono di tiro di Semipalatinsk, in Kazakistan, dove dal 1949 al 1989 furono esplose 456 testate nucleari. Il 29 agosto 1991 il poligono di Semipalatinsk venne definitivamente chiuso.</p>
<p>Che cosa rimane dopo la chiusura del poligono a distanza di 34 anni? 18 mila km2 di terra altamente contaminata e inutilizzabile per più di 200 mila anni. Ma non è solo la terra a soffrire le conseguenze di questo crimine, ma soprattutto la popolazione. Infatti l'impatto delle radiazioni sulla popolazione delle aree abitate vicine al poligono fu tenuto nascosto per diversi decenni dalle autorità sovietiche. Il fallout nucleare degli esperimenti colpì quasi due milioni di persone. Decine di villaggi come Znamenka, Sarzhal e Kaynar, che si trovano praticamente al confine del poligono di tiro, non furono mai evacuati e la popolazione convive ancora oggi con le conseguenze della contaminazione. Ma anche città più grandi come Kurchatov e soprattutto Semey, con i suoi 320 mila abitanti, situata a soli 100 chilometri dal poligono, furono sistematicamente colpite dai venti radioattivi.</p>
<p>Quello che è accaduto nel poligono di Semipalatinsk è uno dei più grandi crimini pianificati contro l'umanità. La popolazione locale fu usata appositamente come cavie da laboratorio per capire le conseguenze delle radiazioni sulle persone. Solo dopo la caduta dell’Unione Sovietica si seppe la verità. Diversi studi in tutti questi anni hanno evidenziato un incremento enorme dei tumori e di altre numerose patologie, legate alle radiazioni, nella popolazione locale. </p>
<p>Ma il problema più grande è solo all’inizio, e sono le malformazioni genetiche che stanno aumentando in modo esponenziale tra le nuove generazioni, nei figli dei testimoni della Guerra Fredda. Nell’Istituto di Anatomia Patologica di Semey è stato creato una sorta di piccolo museo degli orrori, una fredda stanza bianca che raccoglie decine e decine di vasi con feti malformati dalle radiazioni. Questi feti sono esposti come memoria dei danni causati dalle radiazioni, una memoria presente per le generazioni future, poiché questa eredità di danni genetici continuerà nelle nuove generazioni per migliaia di anni. Oggi la vita della popolazione locale va avanti, lottando con l’eredità della guerra fredda e le sue tremende conseguenze che dureranno per millenni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://effe22.com/2025/10/30/semipalatinsk-crimine-test-nucleari-pierpaolo-mittica/">SEMIPALATINSK &#8211; IL CRIMINE DEI TEST NUCLEARI &#8211; Pierpaolo Mittica</a> proviene da <a href="https://effe22.com">Effe22</a>.</p>
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<p><strong>Dal 3 novembre al 19 dicembre 2025, Complesso Beato Pellegrino</strong></p>
<p><strong>Inaugurazione: Lunedì 3 novembre, 10.30, alla presenza dell&#8217;autore<br />
Visita con l&#8217;autore: Lunedì 3 novembre, 16</strong></p>
<p><strong>Giorni e orari di apertura:<br />
Lunedì &#8211; Venerdì: 07.30-19.30</strong></p>
<p><strong>Ingresso libero</strong></p>
<p><strong>Project Location: Semipalatinsk, Kazakistan</strong></p>
<p>Oggi una delle problematiche più spaventose nel nostro mondo sono le armi nucleari. La minaccia di ulteriori test atomici tocca tutti noi, ogni giorno. Diversi paesi sono sul punto di acquisire la tecnologia delle armi nucleari e molti Stati ne minacciano l’utilizzo.</p>
<p>La guerra fredda tra l&#8217;Unione Sovietica e gli Stati Uniti iniziò subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, intorno al 1947, e terminò di fatto con la dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica nel 1991. Furono anni che segnarono indelebilmente il mondo intero. In questo periodo le due superpotenze, per superarsi a vicenda, svilupparono le armi atomiche. Ma lo sviluppo delle armi atomiche portò con sé un&#8217;eredità terribile e spaventosa: il poligono di tiro di Semipalatinsk, in Kazakistan, dove dal 1949 al 1989 furono esplose 456 testate nucleari. Il 29 agosto 1991 il poligono di Semipalatinsk venne definitivamente chiuso.</p>
<p>Che cosa rimane dopo la chiusura del poligono a distanza di 34 anni? 18 mila km2 di terra altamente contaminata e inutilizzabile per più di 200 mila anni. Ma non è solo la terra a soffrire le conseguenze di questo crimine, ma soprattutto la popolazione. Infatti l&#8217;impatto delle radiazioni sulla popolazione delle aree abitate vicine al poligono fu tenuto nascosto per diversi decenni dalle autorità sovietiche. Il fallout nucleare degli esperimenti colpì quasi due milioni di persone. Decine di villaggi come Znamenka, Sarzhal e Kaynar, che si trovano praticamente al confine del poligono di tiro, non furono mai evacuati e la popolazione convive ancora oggi con le conseguenze della contaminazione. Ma anche città più grandi come Kurchatov e soprattutto Semey, con i suoi 320 mila abitanti, situata a soli 100 chilometri dal poligono, furono sistematicamente colpite dai venti radioattivi.</p>
<p>Quello che è accaduto nel poligono di Semipalatinsk è uno dei più grandi crimini pianificati contro l&#8217;umanità. La popolazione locale fu usata appositamente come cavie da laboratorio per capire le conseguenze delle radiazioni sulle persone. Solo dopo la caduta dell’Unione Sovietica si seppe la verità. Diversi studi in tutti questi anni hanno evidenziato un incremento enorme dei tumori e di altre numerose patologie, legate alle radiazioni, nella popolazione locale.</p>
<p>Ma il problema più grande è solo all’inizio, e sono le malformazioni genetiche che stanno aumentando in modo esponenziale tra le nuove generazioni, nei figli dei testimoni della Guerra Fredda. Nell’Istituto di Anatomia Patologica di Semey è stato creato una sorta di piccolo museo degli orrori, una fredda stanza bianca che raccoglie decine e decine di vasi con feti malformati dalle radiazioni. Questi feti sono esposti come memoria dei danni causati dalle radiazioni, una memoria presente per le generazioni future, poiché questa eredità di danni genetici continuerà nelle nuove generazioni per migliaia di anni. Oggi la vita della popolazione locale va avanti, lottando con l’eredità della guerra fredda e le sue tremende conseguenze che dureranno per millenni.</p>
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<p><strong>Pierpaolo Mittica</strong></p>
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<p>Fotografo e regista pluripremiato, conosciuto a livello internazionale, le sue foto sono state esposte in Europa, Stati Uniti, Cina e Australia e sono state pubblicate da quotidiani e riviste italiani e stranieri, tra cui l&#8217;Espresso, Repubblica, Corriere della Sera, Days Japan International, Asahi Shinbum, The Telegraph, The Guardian, Sueddeutsche Zeitung, Spiegel, Die Zeit, Wired USA, Asian Geo, Newsweek, National Geographic USA.<br />
Ha ricevuto più di 100 premi internazionali tra cui 7 “Pictures of the Year International”.</p>
<p>Ha realizzato tre documentari: Living Toxic Russia (Autore e cameraman) Sydonia 2014, Behind the Urals (Autore e cameraman) Mondo in Cammino 2015, The Zone, road to Chernobyl (regista, autore, cameraman) Subwaylab, 2018, e 35 brevi documentari trasmessi da:<br />
Amazon Prime Video, Al Jazeera, Discovery Channel USA, RSI TV Svizzera, TVN 24 (Polonia), Societé Radio Canada (Canada), Slovakia 1 E 2 (Slovacchia), InsideOver, Internazionale.</p>
<p>Ha pubblicato 20 libri collettivi oltre a 9 libri personali:<br />
“Balcani, dalla Bosnia al Kosovo”, (Interattiva, Italia 2000)<br />
“Chernobyl la herencia oculta”, (Ellago Ediciones, Spagna 2006)<br />
“Chernobyl the hidden legacy” (Trolley, Gran Bretagna, 2007)<br />
&#8220;Cip non ha paura&#8221; (Centro di Ricerca Oncologico di Aviano &#8211; CRAF, Spilimbergo, Italia 2010)<br />
&#8220;Chernobyl 20 years after&#8221; (Kashiwa Shobo, Giappone 2011)<br />
&#8220;Ashes/Ceneri&#8221; racconti di un fotoreporter (Comune di Pordenone 2014)<br />
&#8220;Tokai, A life in Chains&#8221;, (torri del vento edizioni, Italia), 2022<br />
“Semipalatinsk” (Crowdbooks, Italia, 2024)<br />
“ Chernobyl” (Gost Books, Gran Bretagna, 2024)</p>
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<p>L'articolo <a href="https://effe22.com/2025/10/30/semipalatinsk-crimine-test-nucleari-pierpaolo-mittica/">SEMIPALATINSK &#8211; IL CRIMINE DEI TEST NUCLEARI &#8211; Pierpaolo Mittica</a> proviene da <a href="https://effe22.com">Effe22</a>.</p>
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		<title>CHERNOBYL &#8211; 40 ANNI DOPO &#8211; Pierpaolo Mittica</title>
		<link>https://effe22.com/2025/10/30/chernobyl-40-anni-dopo-pierpaolo-mittica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[EffeAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 08:28:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mostre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre Passate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 26 aprile 1986, alle 1:23 del mattino, il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl esplose. Fu la peggiore catastrofe tecnologica dell'era moderna, che cambiò la vita di milioni di persone. L'esplosione rilasciò nell'aria tonnellate di polvere radioattiva, che contaminò entrambi gli emisferi del nostro pianeta. Quasi tutta l'Europa fu colpita e 65 milioni di persone furono contaminate. Le aree più contaminate, che coprono 260 mila chilometri quadrati di territorio (quasi quanto l'Italia), torneranno a livelli normali di radioattività tra circa duecentomila anni. Il costo economico di questa catastrofe è stimato, in un trentennio, in migliaia di miliardi di dollari.</p>
<p>Dopo l'incidente nucleare di Chernobyl, fu creata una zona di esclusione di 30 chilometri di raggio intorno alla centrale nucleare. 116.000 persone furono evacuate e persero le loro case, i loro beni, il loro lavoro, insieme ai loro legami economici, sociali e familiari. Decine di villaggi furono sepolti per sempre. Ma la zona, che avrebbe dovuto essere una zona morta, alla fine non lo è mai stata. All'interno della zona c'è vita e migliaia di persone attraversano ogni giorno il confine delle radiazioni. Oggi 4.000 persone vivono nella città di Chernobyl. Si tratta del personale militare e di polizia che controlla la zona, degli operatori dei reattori che non sono ancora stati dismessi, del personale della città di servizio di Chernobyl e degli anziani che non hanno mai voluto lasciare le proprie case.</p>
<p>Il 24 febbraio 2022, la Russia invade l'Ucraina, iniziando la sua occupazione proprio dalla zona di esclusione di Chernobyl. L'area fu occupata dalle forze russe e completamente isolata dal resto del mondo. Per più di un mese la centrale nucleare di Chernobyl rimase nelle mani dei russi, fino al 31 marzo, quando le truppe russe iniziarono il ritiro. La vita della comunità di Chernobyl è cambiata radicalmente, i russi hanno lasciato dietro di sé devastazione e morte. </p>
<p>Oggi, con la guerra, la situazione è ancora più difficile per la popolazione locale. Oltre al problema delle radiazioni e della guerra, la popolazione deve affrontare anche il problema della mancanza di risorse. Già prima della guerra il sistema sanitario ucraino versava in condizioni difficili, oggi mancano le risorse per curare adeguatamente chi soffre delle conseguenze di Chernobyl.</p>
<p>Attualmente nove milioni di persone in Bielorussia, Ucraina e Russia occidentale continuano a vivere in zone con livelli molto elevati di radioattività, consumando cibo e acqua contaminati. L'ottanta per cento della popolazione di queste terre soffre di varie patologie. Dopo il disastro di Chernobyl, nelle zone contaminate si è registrato un enorme aumento dei tumori, delle malformazioni e di varie patologie legate alle radiazioni. E ci saranno ancora altri effetti sulle donne che al momento del disastro avevano meno di sei anni e che ora stanno iniziando ad avere figli. Solo ora inizieremo a comprendere gli effetti delle mutazioni genetiche sulle generazioni future. </p>
<p>Oggi la vita della popolazione locale va avanti, tra la guerra e le conseguenze dell'incidente di Chernobyl che perdurano ancora oggi e per i prossimi millenni. Chernobyl, dopo 40 anni, è solo all'inizio della sua storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://effe22.com/2025/10/30/chernobyl-40-anni-dopo-pierpaolo-mittica/">CHERNOBYL &#8211; 40 ANNI DOPO &#8211; Pierpaolo Mittica</a> proviene da <a href="https://effe22.com">Effe22</a>.</p>
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<p><strong>Dal 3 novembre al 19 dicembre 2025, Complesso Beato Pellegrino</strong></p>
<p><strong>Inaugurazione: Lunedì 3 novembre, 10.30, alla presenza dell&#8217;autore<br />
Visita con l&#8217;autore: Lunedì 3 novembre, 16</strong></p>
<p><strong>Giorni e orari di apertura:<br />
Lunedì &#8211; Venerdì: 07.30-19.30</strong></p>
<p><strong>Ingresso libero</strong></p>
<p><strong>Project Location: Chernobyl, Ucraina</strong></p>
<div>
<p>Il 26 aprile 1986, alle 1:23 del mattino, il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl esplose. Fu la peggiore catastrofe tecnologica dell&#8217;era moderna, che cambiò la vita di milioni di persone. L&#8217;esplosione rilasciò nell&#8217;aria tonnellate di polvere radioattiva, che contaminò entrambi gli emisferi del nostro pianeta. Quasi tutta l&#8217;Europa fu colpita e 65 milioni di persone furono contaminate. Le aree più contaminate, che coprono 260 mila chilometri quadrati di territorio (quasi quanto l&#8217;Italia), torneranno a livelli normali di radioattività tra circa duecentomila anni. Il costo economico di questa catastrofe è stimato, in un trentennio, in migliaia di miliardi di dollari.</p>
<p>Dopo l&#8217;incidente nucleare di Chernobyl, fu creata una zona di esclusione di 30 chilometri di raggio intorno alla centrale nucleare. 116.000 persone furono evacuate e persero le loro case, i loro beni, il loro lavoro, insieme ai loro legami economici, sociali e familiari. Decine di villaggi furono sepolti per sempre. Ma la zona, che avrebbe dovuto essere una zona morta, alla fine non lo è mai stata. All&#8217;interno della zona c&#8217;è vita e migliaia di persone attraversano ogni giorno il confine delle radiazioni. Oggi 4.000 persone vivono nella città di Chernobyl. Si tratta del personale militare e di polizia che controlla la zona, degli operatori dei reattori che non sono ancora stati dismessi, del personale della città di servizio di Chernobyl e degli anziani che non hanno mai voluto lasciare le proprie case.</p>
<p>Il 24 febbraio 2022, la Russia invade l&#8217;Ucraina, iniziando la sua occupazione proprio dalla zona di esclusione di Chernobyl. L&#8217;area fu occupata dalle forze russe e completamente isolata dal resto del mondo. Per più di un mese la centrale nucleare di Chernobyl rimase nelle mani dei russi, fino al 31 marzo, quando le truppe russe iniziarono il ritiro. La vita della comunità di Chernobyl è cambiata radicalmente, i russi hanno lasciato dietro di sé devastazione e morte.</p>
<p>Oggi, con la guerra, la situazione è ancora più difficile per la popolazione locale. Oltre al problema delle radiazioni e della guerra, la popolazione deve affrontare anche il problema della mancanza di risorse. Già prima della guerra il sistema sanitario ucraino versava in condizioni difficili, oggi mancano le risorse per curare adeguatamente chi soffre delle conseguenze di Chernobyl.</p>
<p>Attualmente nove milioni di persone in Bielorussia, Ucraina e Russia occidentale continuano a vivere in zone con livelli molto elevati di radioattività, consumando cibo e acqua contaminati. L&#8217;ottanta per cento della popolazione di queste terre soffre di varie patologie. Dopo il disastro di Chernobyl, nelle zone contaminate si è registrato un enorme aumento dei tumori, delle malformazioni e di varie patologie legate alle radiazioni. E ci saranno ancora altri effetti sulle donne che al momento del disastro avevano meno di sei anni e che ora stanno iniziando ad avere figli. Solo ora inizieremo a comprendere gli effetti delle mutazioni genetiche sulle generazioni future.</p>
<p>Oggi la vita della popolazione locale va avanti, tra la guerra e le conseguenze dell&#8217;incidente di Chernobyl che perdurano ancora oggi e per i prossimi millenni. Chernobyl, dopo 40 anni, è solo all&#8217;inizio della sua storia.</p>
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<p><strong>Pierpaolo Mittica</strong></p>
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<p>Fotografo e regista pluripremiato, conosciuto a livello internazionale, le sue foto sono state esposte in Europa, Stati Uniti, Cina e Australia e sono state pubblicate da quotidiani e riviste italiani e stranieri, tra cui l&#8217;Espresso, Repubblica, Corriere della Sera, Days Japan International, Asahi Shinbum, The Telegraph, The Guardian, Sueddeutsche Zeitung, Spiegel, Die Zeit, Wired USA, Asian Geo, Newsweek, National Geographic USA.<br />
Ha ricevuto più di 100 premi internazionali tra cui 7 “Pictures of the Year International”.</p>
<p>Ha realizzato tre documentari: Living Toxic Russia (Autore e cameraman) Sydonia 2014, Behind the Urals (Autore e cameraman) Mondo in Cammino 2015, The Zone, road to Chernobyl (regista, autore, cameraman) Subwaylab, 2018, e 35 brevi documentari trasmessi da:<br />
Amazon Prime Video, Al Jazeera, Discovery Channel USA, RSI TV Svizzera, TVN 24 (Polonia), Societé Radio Canada (Canada), Slovakia 1 E 2 (Slovacchia), InsideOver, Internazionale.</p>
<p>Ha pubblicato 20 libri collettivi oltre a 9 libri personali:<br />
“Balcani, dalla Bosnia al Kosovo”, (Interattiva, Italia 2000)<br />
“Chernobyl la herencia oculta”, (Ellago Ediciones, Spagna 2006)<br />
“Chernobyl the hidden legacy” (Trolley, Gran Bretagna, 2007)<br />
&#8220;Cip non ha paura&#8221; (Centro di Ricerca Oncologico di Aviano &#8211; CRAF, Spilimbergo, Italia 2010)<br />
&#8220;Chernobyl 20 years after&#8221; (Kashiwa Shobo, Giappone 2011)<br />
&#8220;Ashes/Ceneri&#8221; racconti di un fotoreporter (Comune di Pordenone 2014)<br />
&#8220;Tokai, A life in Chains&#8221;, (torri del vento edizioni, Italia), 2022<br />
“Semipalatinsk” (Crowdbooks, Italia, 2024)<br />
“ Chernobyl” (Gost Books, Gran Bretagna, 2024)</p>
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<p>L'articolo <a href="https://effe22.com/2025/10/30/chernobyl-40-anni-dopo-pierpaolo-mittica/">CHERNOBYL &#8211; 40 ANNI DOPO &#8211; Pierpaolo Mittica</a> proviene da <a href="https://effe22.com">Effe22</a>.</p>
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		<title>A PROPOSITO DI NIENTE &#8211; Davide Pitetti</title>
		<link>https://effe22.com/2025/09/01/a-proposito-di-niente-davide-pitetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[EffeAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 10:52:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mostre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre Passate]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://effe22.com/2025/09/01/in-photo-veritas-giulia-gatti-copy-copy/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Può esserci qualcosa di stimolante in ciò che non riteniamo importante?<br />
Può l’occhio umano davvero cogliere tutto ciò che lo circonda?<br />
E siamo certi che le cose interessanti siano sempre e solo quelle che tutti riescono a vedere?</p>
<p>Tendiamo a usare la parola niente per definire tutto ciò che consideriamo irrilevante: una semplice passeggiata, il ritorno al lavoro, la spesa quotidiana, o l’uscita domenicale con la famiglia solo perché “bisogna staccare”. Il giorno dopo, però, tutto ricomincia, e la stessa routine si ripete per altri cinque o sei giorni, e così via.</p>
<p>Eppure, cosa accadrebbe se provassimo a trasformare quel “niente” nel nostro “tutto”?<br />
Forse, prestando maggiore attenzione a ciò che ci circonda, riusciremmo a interpretare il quotidiano in modo diverso. Potrebbe capitarci di incontrare un sacerdote che porta tra le braccia una statua del Bambino Gesù e chiederci cosa lo abbia spinto a scegliere un’opera di gesso piuttosto che la possibilità di diventare padre.<br />
Potremmo contemplare un panorama meraviglioso, accorgerci che è artificiale e, allo stesso tempo, riconoscere che esiste davvero.<br />
Potremmo guardare i nostri figli e renderci conto che il tempo che un giorno desidereremo riavere per trascorrere più momenti insieme è, in realtà, proprio quello che stiamo vivendo ora.</p>
<p>Tutto questo per dire che le cose accadono ovunque. E se non riusciamo a vederle, è solo perché le cerchiamo con gli occhi, invece che con ciò che portiamo dentro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://effe22.com/2025/09/01/a-proposito-di-niente-davide-pitetti/">A PROPOSITO DI NIENTE &#8211; Davide Pitetti</a> proviene da <a href="https://effe22.com">Effe22</a>.</p>
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<p><strong>Dal 9 settembre al 19 ottobre 2025, Caffè Pedrocchi<br />
Talk con l&#8217;autore: 18 ottobre, ore 18<br />
Ingresso libero</strong></p>
<p><strong>Project Location: Italy</strong></p>
<div>Può esserci qualcosa di stimolante in ciò che non riteniamo importante?</div>
<div>Può l’occhio umano davvero cogliere tutto ciò che lo circonda?</div>
<div>E siamo certi che le cose interessanti siano sempre e solo quelle che tutti riescono a vedere?</div>
<div></div>
<div>Tendiamo a usare la parola niente per definire tutto ciò che consideriamo irrilevante: una semplice passeggiata, il ritorno al lavoro, la spesa quotidiana, o l’uscita domenicale con la famiglia solo perché “bisogna staccare”. Il giorno dopo, però, tutto ricomincia, e la stessa routine si ripete per altri cinque o sei giorni, e così via.</div>
<div></div>
<div>Eppure, cosa accadrebbe se provassimo a trasformare quel “niente” nel nostro “tutto”?</div>
<div>Forse, prestando maggiore attenzione a ciò che ci circonda, riusciremmo a interpretare il quotidiano in modo diverso. Potrebbe capitarci di incontrare un sacerdote che porta tra le braccia una statua del Bambino Gesù e chiederci cosa lo abbia spinto a scegliere un’opera di gesso piuttosto che la possibilità di diventare padre.</div>
<div>Potremmo contemplare un panorama meraviglioso, accorgerci che è artificiale e, allo stesso tempo, riconoscere che esiste davvero.</div>
<div>Potremmo guardare i nostri figli e renderci conto che il tempo che un giorno desidereremo riavere per trascorrere più momenti insieme è, in realtà, proprio quello che stiamo vivendo ora.</div>
<div></div>
<div>Tutto questo per dire che le cose accadono ovunque. E se non riusciamo a vederle, è solo perché le cerchiamo con gli occhi, invece che con ciò che portiamo dentro.</div>
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<p><strong>Davide Pitetti</strong></p>
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<div>Davide Pitetti, classe 1983, vive a Monteodorisio, un piccolo paese abruzzese. Si avvicina al mondo della fotografia nel 2011, subito dopo l’acquisto della sua prima macchina fotografica. Per un semplice caso incontra un fotografo londinese che lo invita a partecipare a un workshop sulla conoscenza della luce: un’esperienza destinata a rivelarsi determinante. Da allora, la sua quotidianità si è nutrita di una costante ricerca della percezione dello straordinario nel quotidiano.</div>
<div></div>
<div>Nel 2016, insieme a un amico, fonda l’associazione culturale Civico Zero, un camper itinerante nato per promuovere la cultura fotografica. Attraverso diverse iniziative, ha avuto modo di collaborare con numerosi autori che hanno contribuito a formare la sua visione fotografica.</div>
<div></div>
<div>Le sue immagini sono state pubblicate da Apple; è stato intervistato dal quotidiano britannico The Guardian; fa parte degli artisti della galleria online Uncontaminated. Ha vinto per due anni consecutivi il festival fotografico ImagOrbetello e si è aggiudicato il terzo premio all’Italian Street PhotoFestival 2022.</div>
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<p>L'articolo <a href="https://effe22.com/2025/09/01/a-proposito-di-niente-davide-pitetti/">A PROPOSITO DI NIENTE &#8211; Davide Pitetti</a> proviene da <a href="https://effe22.com">Effe22</a>.</p>
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		<title>PIENA DI GRAZIA &#8211; Ilaria Sagaria</title>
		<link>https://effe22.com/2025/03/19/piena-di-grazie-ilaria-sagaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[EffeAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2025 20:09:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mostre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre Passate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra mitologia, arte e fotografia, Ilaria Sagaria restituisce un immaginario complesso e stratificato, denso di simboli culturali, di rimandi artistici e di echi della psiche, esplorando lo sfaccettato universo - interiore ed esteriore - del femminino.<br />
Le immagini narrano di fiabe mitologiche, di ritmi ancestrali, della carnalità dei corpi che si svelano allo sguardo e della gestualità che porta con sé significati profondi. Condannato alla grazia, emblema dell'inconciliabilità tra visione idealizzata e visione terrena, il corpo femminile mostra in queste immagini il suo dualismo tra estasi e tormento.<br />
Con un sapiente uso della luce e del colore, l'artista fonde a tratti pittura e fotografia, facendole dialogare in un continuum, servendosi di dettagli e simboli che attraversano la storia dell'arte: la melagrana e i pesci rossi, simboli di fertilità, la mano di una venere il cui pacato gesto allude alla pudicizia, fino ad arrivare a immagini provenienti da archivi storici e museali, come il documento del processo alla strega Matteuccia da Todi, tra le prime donne in Europa a essere processate per stregoneria.</p>
<p>Si conia così un'originale attualizzazione della bellezza al femminile, proiettandola in un presente fatto di buio e luce che ancora conserva in sé l'eredità della classicità e di oscuri archetipi, in cui frammenti di un corpo in definizione si ricompongono in un ritratto collettivo, prima ancora che individuale.</p>
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<p><strong>Dal 6 aprile al 14 maggio 2025, Sala Lidia Kobal, Porta Portello</strong></p>
<p><strong>Project Location: Italia</strong></p>
<p><strong><br />
Inaugurazione:</strong> Domenica 6 aprile, ore 11:30, alla presenza dell’autrice<br />
<strong>Giorni e orari di apertura:</strong><br />
Mercoledì: 10-14; 15-18<br />
Venerdì: 10-14; 15-18<br />
Sabato: 10-14; 15-18<br />
Domenica: 10-14<br />
<strong>Chiuso:</strong><br />
Sabato 19/04/2025<br />
Domenica 20/04/2025</p>
<p><strong>Ingresso libero</strong></p>
<div>Tra mitologia, arte e fotografia, Ilaria Sagaria restituisce un immaginario complesso e stratificato, denso di simboli culturali, di rimandi artistici e di echi della psiche, esplorando lo sfaccettato universo &#8211; interiore ed esteriore &#8211; del femminino.</div>
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<div>Le immagini narrano di fiabe mitologiche, di ritmi ancestrali, della carnalità dei corpi che si svelano allo sguardo e della gestualità che porta con sé significati profondi. Condannato alla grazia, emblema dell&#8217;inconciliabilità tra visione idealizzata e visione terrena, il corpo femminile mostra in queste immagini il suo dualismo tra estasi e tormento.</div>
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<div>Con un sapiente uso della luce e del colore, l&#8217;artista fonde a tratti pittura e fotografia, facendole dialogare in un continuum, servendosi di dettagli e simboli che attraversano la storia dell&#8217;arte: la melagrana e i pesci rossi, simboli di fertilità, la mano di una venere il cui pacato gesto allude alla pudicizia, fino ad arrivare a immagini provenienti da archivi storici e museali, come il documento del processo alla strega Matteuccia da Todi, tra le prime donne in Europa a essere processate per stregoneria.</div>
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<div>Si conia così un&#8217;originale attualizzazione della bellezza al femminile, proiettandola in un presente fatto di buio e luce che ancora conserva in sé l&#8217;eredità della classicità e di oscuri archetipi, in cui frammenti di un corpo in definizione si ricompongono in un ritratto collettivo, prima ancora che individuale.</div>
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<p><strong>Ilaria Sagaria</strong></p>
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<p>Ilaria Sagaria è una fotografa e artista visiva campana. Il suo lavoro parte da un accurato studio del passato per restituire un immaginario complesso e stratificato del mondo interiore e dei sentimenti, con particolare attenzione ai significati sociali e psicologici. La sua poetica, intimista e visionaria, è densa di simbologie e di rimandi artistici, che uniscono passato e presente, generando visioni insolite e inaspettate. Le sue opere sono state esposte in Gallerie d&#8217;arte e Musei, sia in Italia che all&#8217;estero, ricevendo numerosi riconoscimenti e pubblicazioni.</p>
<p>Nel 2021 ha esposto con una personale all&#8217;interno delle Gallerie degli Uffizi; ove, su invito, è tornata nel 2023 con una donazione al Museo di una sua opera, destinata alla Collezione contemporanea permanente degli autoritratti Ha esposto in Festival internazionali di fotografia, tra i quali: Sifest, Savignano sul Rubicone (2022); Photolux, (2023); Budapest Photo Festival (2023); Photopolis Festival, Grecia (2023); Format Festival, Inghilterra (2024). Ha vinto diversi premi, tra cui il Premio Sette Opere di Misericordia (2015) bandito dal Museo del Pio Monte della Misericordia a Napoli; la Biennale dei Giovani Fotografi Italiani (2018); Portfolio Italia (2021), New Talent Prize (2023), il Premio Portfolio indetto dal Festival Fotografico Europeo (2024), risultando tra i finalisti di Passepartout Photo Prize (2023) e del Premio Umane Tracce (2024).</p>
<p>Ha lavorato come fotografa tra Napoli e Monaco di Baviera e attualmente come docente di fotografia e grafica a Milano. La fotografia la rende felice.</p>
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		<title>A WARM WINTER &#8211; Martina Albertazzi</title>
		<link>https://effe22.com/2025/02/20/in-photo-veritas-giulia-gatti-copy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[EffeAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 17:11:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mostre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre Passate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://effe22.com/2025/02/20/in-photo-veritas-giulia-gatti-copy/">A WARM WINTER &#8211; Martina Albertazzi</a> proviene da <a href="https://effe22.com">Effe22</a>.</p>
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<p><strong>Dal 2 dicembre al 7 gennaio 2025, Caffè Pedrocchi</strong></p>
<p><strong>Project Location: America; Messico</strong></p>
<p>Queste immagini fanno parte di un progetto sui nomadi che viaggiano verso i deserti degli Stati Uniti sud-occidentali e del Messico per trascorrere l’inverno al caldo. È un lavoro che esplora il tema del viaggio e del bisogno di molti americani di muoversi costantemente, a volte per poter sopravvivere, nell’America del ventunesimo secolo. Tra novembre e aprile migliaia di nomadi arrivano da ogni parte del paese. Molti decidono di parcheggiarsi nei campeggi pubblici dove gli unici servizi disponibili sono l&#8217;acqua e lo scarico delle acque reflue, altri invece preferiscono i resort con piscina, campi da tennis e animazione aperti solo in questo periodo dell’anno. In molti poi ne approfittano per passare la frontiera e andare a rifarsi i denti, gli occhiali o a vedere uno specialista in una delle ottime cliniche messicane che offrono servizi sanitari a prezzi umani. I nomadi negli USA rappresentano una sottocultura grandissima e stratificata che conta persone di tutte le età, provenienti da contesti sociali molto diversi fra loro. C’è chi si sposta per necessità e chi lo fa per passione. Alcuni viaggiano tutto l’anno, mentre altri sono viaggiatori stagionali. Molti dei nomadi che ho incontrato mi hanno detto che la cosa che amano di più di questo stile di vita è la possibilità di conoscere gente nuova a ogni fermata. E che i rapporti tra esseri umani diventano subito più intensi e profondi quando si vive &#8220;on the road&#8221;. Ho iniziato a scattare “A Warm Winter” nel 2021, il primo inverno che ho trascorso nel deserto. Mio marito e io ci eravamo trasferiti da un quartiere molto denso e gentrificato di Los Angeles a Yucca Valley, una cittadina nel deserto Mojave, alle porte del Joshua Tree National Park. Per capire meglio questo paesaggio, così straniero ai nostri occhi, partivamo in macchina solo con la tenda e i nostri cani nei weekend o appena gli impegni di lavoro ce lo permettevano. È cosi che ho incontrato i primi nomadi. Da più di un anno ci siamo trasferiti in un camper e a noi si è aggiunta anche nostra figlia. Mentre viaggiamo tra California, Arizona, Nevada e parte del Messico, io continuo a interrogarmi su un’idea alternativa di “casa” e “comunità”, grazie al tempo e ai preziosi racconti che mi regalano le persone che trovo sulla strada.</p>
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<p><strong>Martina Albertazzi</strong></p>
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<p>Martina Albertazzi è una fotografa che vive e lavora negli Stati Uniti e in Italia. La fotografia documentaria è il mezzo con cui, da circa quindici anni, Martina esplora temi sociali e sottoculture. L’uso della luce naturale e i toni molto caldi sono un’altra caratteristica fondamentale del suo lavoro. Nata e cresciuta nella periferia sud-est di Roma, ha passato quasi tutta la vita adulta all’estero e proprio la fotografia le ha permesso di conoscere meglio e documentare le diverse comunità in cui ha vissuto. Martina trascorre il suo tempo negli Stati Uniti spostandosi in camper tra il deserto Mojave e quello di Sonora per lavorare a un progetto, iniziato nel 2021, sui nomadi che durante l’inverno migrano in questa vastissima parte d’America. Quando è a Roma, invece, ama lavorare a storie che le vengono commissionate da giornali e riviste internazionali insieme ad altri progetti personali che hanno come tema principale la sua famiglia. I suoi lavori sono stati pubblicati su The Washington Post, Bloomberg Businessweek, Die Zeit, El País, Robb Report, D La Repubblica e Internazionale.</p>
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