Oggi una delle problematiche più spaventose nel nostro mondo sono le armi nucleari. La minaccia di ulteriori test atomici tocca tutti noi, ogni giorno. Diversi paesi sono sul punto di acquisire la tecnologia delle armi nucleari e molti Stati ne minacciano l’utilizzo.
La guerra fredda tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti iniziò subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, intorno al 1947, e terminò di fatto con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Furono anni che segnarono indelebilmente il mondo intero. In questo periodo le due superpotenze, per superarsi a vicenda, svilupparono le armi atomiche. Ma lo sviluppo delle armi atomiche portò con sé un’eredità terribile e spaventosa: il poligono di tiro di Semipalatinsk, in Kazakistan, dove dal 1949 al 1989 furono esplose 456 testate nucleari. Il 29 agosto 1991 il poligono di Semipalatinsk venne definitivamente chiuso.
Che cosa rimane dopo la chiusura del poligono a distanza di 34 anni? 18 mila km2 di terra altamente contaminata e inutilizzabile per più di 200 mila anni. Ma non è solo la terra a soffrire le conseguenze di questo crimine, ma soprattutto la popolazione. Infatti l’impatto delle radiazioni sulla popolazione delle aree abitate vicine al poligono fu tenuto nascosto per diversi decenni dalle autorità sovietiche. Il fallout nucleare degli esperimenti colpì quasi due milioni di persone. Decine di villaggi come Znamenka, Sarzhal e Kaynar, che si trovano praticamente al confine del poligono di tiro, non furono mai evacuati e la popolazione convive ancora oggi con le conseguenze della contaminazione. Ma anche città più grandi come Kurchatov e soprattutto Semey, con i suoi 320 mila abitanti, situata a soli 100 chilometri dal poligono, furono sistematicamente colpite dai venti radioattivi.
Quello che è accaduto nel poligono di Semipalatinsk è uno dei più grandi crimini pianificati contro l’umanità. La popolazione locale fu usata appositamente come cavie da laboratorio per capire le conseguenze delle radiazioni sulle persone. Solo dopo la caduta dell’Unione Sovietica si seppe la verità. Diversi studi in tutti questi anni hanno evidenziato un incremento enorme dei tumori e di altre numerose patologie, legate alle radiazioni, nella popolazione locale.
Ma il problema più grande è solo all’inizio, e sono le malformazioni genetiche che stanno aumentando in modo esponenziale tra le nuove generazioni, nei figli dei testimoni della Guerra Fredda. Nell’Istituto di Anatomia Patologica di Semey è stato creato una sorta di piccolo museo degli orrori, una fredda stanza bianca che raccoglie decine e decine di vasi con feti malformati dalle radiazioni. Questi feti sono esposti come memoria dei danni causati dalle radiazioni, una memoria presente per le generazioni future, poiché questa eredità di danni genetici continuerà nelle nuove generazioni per migliaia di anni. Oggi la vita della popolazione locale va avanti, lottando con l’eredità della guerra fredda e le sue tremende conseguenze che dureranno per millenni.


